L’Allenatore dei giovanissimi: Profilo ideale

Esiste davvero il profilo ideale dell’allenatore dei giovanissimi?
Partiamo da questo concetto.

Pensare il calcio alla stessa maniera ignorando età ed esigenze dei giovani calciatori non è certamente corretto, tutt’altro.

Per evitare di fare continui buchi nell’acqua è necessario chiaramente conoscere metodologie e modelli di allenamento che andranno a formare i futuri atleti del calcio, quello dei ‘’grandi’’, ma non solo.

’Chi sa solo di calcio, non sa di calcio’’ afferma Josè Mourinho, riferendosi al profilo dell’allenatore dei giovanissimi ideale, che per una libera associazione è necessariamente anche quello che porta a casa maggiori risultati.

Il portoghese non parla a vanvera, questo è ovvio; egli alludeva a qualcosa di più importante rispetto ad un sistema di gioco o ad una qualsiasi esercitazione.

E quello che si propone di fare questo articolo, è delineare una figura adatta per ragazzi che si accingono al calcio vero e proprio, quello che si gioca in rettangoli di 100 m x 60 m: l’allenatore dei giovanissimi ideale.
Come prima lo era per la materia dunque, pensare a chi la insegna come una figura che sia uniforme per tutti non è un’impresa perseguibile.

La squadra
allenatore dei giovanissimi

La categoria dei giovanissimi è composta da ragazzi di età compresa tra 12-14 anni e che quindi accompagna i giocatori dall’età prepuberale fino all’inizio della pubertà vera e propria.

Fisicamente si registra una perdita della flessibilità (a scapito di un lieve peggioramento delle capacità tecniche) indirettamente proporzionale alla forza e all’esplosività muscolare che invece vediamo aumentare esponenzialmente.

Il corpo prende forma adulta, la mente non proprio. Abbiamo a che fare con ragazzi provenienti da scuole calcio (nel primo anno di giovanissimi) che hanno avuto a che fare con delle dinamiche molto diverse rispetto a quelle che prevede una competizione agonistica:
– la prima preparazione atletica,
– l’arbitro federale,
– nessun obbligo di far giocare durante la competizione,
– più sedute settimanali,
– eccetera.

Si deve dunque tener conto di questi ulteriori ‘’stress’’ fisici e psicologici a cui verranno sottoposti i ragazzi non abituati.

Rispettare i desideri

allenare i giovanissimi

Come prima annunciato, ci accingiamo a far conoscere a quelli che erano bambini, un calcio diverso dove tutto è più grande: campo, aspettative, pressioni.

Annullare quest’ultime è certamente il primo compito da portare a termine per aumentare la probabilità di ottenere ottimi risultati collettivi (di squadra) e individuali, legati alla crescita di ogni singolo giovane calciatore.

Quest’ultimo non viene al campo per sapere come occorre muoversi in un particolare modulo, questo è ovvio.

L’età è ancora quella in cui IO giocatore voglio sentirmi protagonista, quella in cui desidero il pallone fra i miei piedi più degli altri.

L’allenatore dei giovanissimi, che in alcuni aspetti rimane ancora un istruttore della scuola calcio vero e proprio (del quale si parlerà altrove), dovrà esser bravo a mantenere un determinato grado di divertimento (che non corrisponde alla partitella finale dopo un allenamento faticoso) fornendo sempre nuovi impulsi che stimolino il giocatore a riflettere su ciò che ha appena fatto, auto-migliorandosi tramite l’esperienza che quotidianamente fa.

Bombardare tutta la settimana di informazioni tattiche non risulta dunque un metodo efficace; un giovane di tale età soprattutto all’inizio della stagione non può assimilarle tutte in un breve arco di periodo o tanto più applicarle fin da subito in maniera correttamente sul campo di gioco.

Attingere ai ricordi è indubbiamente più facile di cercare di attuare ciò che si sa ma che non si è mai provato.

L’obiettivo

…dell’allenatore dei giovanissimi sarà quello di formare giocatori intelligenti e non automi che eseguono senza comprendere. ‘

“Offrire problemi da risolvere e non soluzioni da ricordare’’

Ascoltare, essere ascoltati

Come già scritto, ci troviamo davanti ad un inganno, le sembianze possono sembrare quelle di un adulto, all’interno non è così.

Il ragazzo, seppur con anni di scuola calcio alle spalle, ha sempre avuto a che fare con istruttori/allenatori che si sono preoccupati di non ferirlo emotivamente, dandogli spesse volte ciò che desiderava al primo lamento.

Le cose adesso sono un bel po’ diverse: c’è un gruppo, ci sono degli obiettivi collettivi.

L’allenatore dei giovanissimi dovrà dunque formare il carattere del giocatore, abituandolo a modificare l’assetto mentale da ‘’io’’ a ‘’noi’’.

Adesso, ciò che fa e soprattutto come lo fa contribuirà ai risultati che conseguiranno altrettante persone che indossano i suoi stessi colori.

Rispetto reciproco e collaborazione, dogmi imprescindibili in uno sport di gruppo.

Tutto questo deve esser trasmesso tenendo sempre bene a mente che il calciatore rimane e rimarrà sempre il soggetto e non l’oggetto del lavoro di noi allenatori.

Il rapporto deve mantenere la sua doppia via di comunicazione: una dedicata a ciò che voglio venga osservato e l’altra alle osservazioni e i pensieri che qualsiasi ragazzo di questa età ha la necessità di esprimere.

Incoraggiare e motivare, non rimproverare.

Questa sarà la chiave per aprire la porta verso il cuore e la mente del ragazzo, ottenendo così la sua fiducia, senza la quale tutto ciò che riguarda l’aspetto puramente tecnico di questo sport perde di utilità.

Gestire le emozioni

Anche se possono sembrare elementi di poca influenza, quegli ulteriori stress a cui un giovanissimo non è stato abituato a trovare rimedio (elencati nel primo paragrafo ‘’La squadra’’) sono la causa dell’instabilità emotiva che non contribuisce affatto al miglioramento del ragazzo.

Obbligo dell’allenatore dei giovanissimi è gestire e controllare questi umori per raccogliere frutti dalla progressione metodologica che è stata programmata.

Nel calcio lo stato d’animo è tutto.

Star bene mentalmente è una prerogativa fondamentale per allenarsi e competere, tanto più in questa categoria.

L’allenatore dei giovanissimi dovrà dare tutto sé stesso, trasmettendo entusiasmo, gioia e ottimismo, non esaltandosi nelle vittorie o affliggendosi per le sconfitte, impegnandosi al massimo nel limitare l’abbandono dei ragazzi nel corso della stagione.

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