TATTICA INDIVIDUALE IN FASE DI NON POSSESSO: DIFESA DELLA ZONA

3° appuntamento, 3° principio di tattica individuale in fase di non possesso.

Oggi parliamo di:

 DIFESA DELLA ZONA

Nel nostro ultimo articolo, abbiamo trattato il marcamento prima da un punto di vista teorico e poi elencandone vantaggi e svantaggi rispetto ad altri tipi di DIFESA.

Avevo inoltre cominciato a introdurre il marcamento a zona o per usare termini più appropriati e inerenti all’articolo odierno, la difesa della zona.

Prima di entrare nel dettaglio però, è bene ricordare l’evoluzione di questo innovativo sistema difensivo che, anno dopo anno, ha sostituito o perlomeno assorbito il suo più rozzo parente (la marcatura a uomo).

A LEZIONE DI STORIA CON CLUB ALLENATORI ITALIANI

Effettuando una rapida ricerca, possiamo notare che la difesa della zona è sempre esistita fin dal 1925 come caratteristica del sistema di difesa “piramidale” utilizzato nel calcio e nella pallacanestro.

Come forse intuito, a differenza del marcamento a uomo, la difesa della zona consiste nel presidiare una determinata zona di campo da rendere sterile all’attacco avversario.

Essa è diventata una prerogativa del calcio grazie alla regola del fuorigioco. Adottando una difesa a zona, i difensori cercano di formare una linea, parallela al fondo campo, in modo da tenere gli attaccanti avversari in posizione di fuorigioco.

Ma, col passare di tempo si è cercato di ampliare suddetto concetto, originariamente ristretto al pacchetto difensivo, e assimilarlo in un contesto di squadra partendo comunque dal calciatore nel suo singolo.

Per questo, la difesa della zona risulta essere un principio di tattica INDIVIDUALE.

Il boom della ZONA (in Italia) lo abbiamo alla fine degli anni Ottanta grazie al Pescara di mister Galeone e soprattutto al maestro Arrigo Sacchi, esportatore della nuova mentalità calcistica italiana, non più tutta difesa e contropiede.

Aggressività, coordinamento tra i reparti, coraggio; alcune delle caratteristiche fondamentali del nuovo calcio italiano che da lì a pochi anni dominerà senza rivali.

MA QUESTA ZONA COSA SAREBBE?

Sebbene a volte possa sembrare piccolo, un campo di calcio ha generalmente un’area di 5000 m^2. Ciò vuol dire che idealmente, ogni calciatore ha a disposizione per sé 225 m^2 (metro più metro meno) mai realmente utilizzabili per via del fuorigioco. Ma anche se le squadre occupassero complessivamente solamente 50 dei 100 metri in lunghezza a disposizione, lo spazio disponibile subirebbe solo una divisione per 2.

113 metri quadrati a testa. Questi numeri esorbitanti ti fanno capire subito che con gli anni e con le caratteristiche di alcuni giocatori favolosi (Cruyiff, Maradona per citare i 2 migliori) è stata necessaria l’invenzione di un sistema difensivo che non fosse facilmente aggirabile con un dribbling o con un duello perso.

Così venne introdotta la ZONA. La zona è per l’appunto la tattica difensiva in base alla quale la propria metà campo viene divisa in vari settori, a presidio di ognuno dei quale si colloca un giocatore, destinato a opporsi agli avversari che verranno a trovarvisi. Anziché seguire un attaccante, difende una sezione di terreno di gioco.

Rispetto al calcio all’italiana e ai duelli individuali che ne costituiscono il nerbo, una vera rivoluzione copernicana.

UN PRINCIPIO INDIVIDUALE CON UNA “NATURA COLLETTIVA”

Il titolo del paragrafo che seguirà potrà sembrare criptico ma cercherò di rendere tutto il più chiaro possibile.

Nonostante infatti, la difesa della zona, nella sua definizione e catalogazione risulti essere un principio di tattica individuale, nella sua applicazione deve la sua efficacia in base alla posizione che un calciatore assume in relazione ai compagni e agli avversari che lo circondano.

Avrai sentito certamente parlare e discutere di “diagonale”, beh usiamo questo termine per spiegare di cosa stiamo parlando.

Quando si difende la zona, un difensore va ad aggredire il portatore di palla, un compagno deve accorrere a “raddoppiare”, cioè a coprirlo per il caso in cui venga superato, e gli altri fanno la “diagonale“, cioè arretrano uniformemente su una linea diagonale, preparandosi così a scalare per affrontare l’avversario eventualmente avanzante. 

Anche quando si passa alla fase di rilancio, il difensore, attaccato dal pressing altrui, deve essere aiutato dai compagni di linea, chiamati a disporsi in modo da poter recuperare sull’avversario in caso di riuscita della sua azione di disturbo.

Insomma, avrai capito che la difesa della zona non è affatto un principio semplice.

Quando un giocatore deve decidere in che posizione sostare deve tener conto di moltissime variabili, a partire dai propri compagni.

VANTAGGI E SVANTAGGI

Difendere a zona, individualmente o collettivamente, non è però tutte rose e fiori. Sebbene siano molti i vantaggi, a partire da un cospicuo risparmio di energie, cerchiamo di delineare anche eventuali svantaggi.

I sistemi a zona hanno il vantaggio di “dipenderemolto meno dal comportamento degli avversari.

E’ più semplice riuscire a mantenere definita la struttura posizionale della squadra, con evidenti vantaggi nella fase di transizione positiva che si può avvalere di riferimenti costanti e predeterminati.

Il recupero del pallone, avviene principalmente per intercetto. Ciò implica un’attenzione perenne, e quindi lo svantaggio di rimanere tagliati fuori da un semplice passaggio verticale in caso di disattenzione di un singolo componente di reparto.

IN SINTESI, COME DEVO MARCARE?

Ottima domanda.

Negli ultimi anni, si è capito che l’ideale consiste nel mixare difesa della zona e marcamento a uomo.

Però ora, non mi sento di approfondire tale tematica, rischiando di cadere nell’errore di parlare di tattica collettiva in un calcio di giovani, che devono migliorare individualmente.

Perciò ne riparleremo più avanti, per ora gustati queste proposte pronte utili all’allenamento di questo principio tattico!

ESERCITAZIONE N°1:
4vs2 con zona franca di difesa
esercitazioni giovanissimi

DESCRIZIONE

L’esercizio corrente risulta essere abbastanza induttivo e di introduzione al principio di tattica individuale da voler allenare.

Disponiamoci di un campo 30×20 con un corridoio nel mezzo di lunghezza 10 metri.

All’interno di esso si posizioneranno i due difensori con l’obiettivo di intercettare i passaggi verticali dei 4 attaccanti divisi in due gruppi da due alla destra e alla sinistra della fascia intermedia.

I due difensori, in inferiorità numerica e spaziale, saranno indotti a scegliere il giusto posizionamento per arrivare all’intercetto e alla riconquista della palla.

Variare ogni 2 minuti i giocatori nel mezzo per mantenere alti il ritmo e l’attenzione.

ESERCITAZIONE N°2:
4vs2 a difesa della porta

DESCRIZIONE

In generale, qualsiasi l’esercitazione situazionale in inferiorità numerica, essa risulterà un’ottima proposta per allenare il principio tattico di difesa della zona.

In questa proponiamo un 4vs2, in cui idealmente lasciamo soli i 2 difensori centrali al contrattacco avversario.

La larghezza del campo da difendere sarà ristretta all’area di rigore di un campo regolamentare mentre in lunghezza, immaginiamo che i 4 partano da 40 metri dalla porta.

Per dare continuità, posizioniamo 3 coppie di difensori che lavoreranno assieme.

ESERCITAZIONE N°3:
partita a tema con differenti zone di pericolosità
 difesa della zona

DESCRIZIONE

La partita a tema seguente risulta essere un ottimo mezzo per far capire induttivamente le differenti zone di pericolosità di un campo di calcio.

Non indico volontariamente numero di giocatori e dimensioni del campo. Sarai tu a doverle scegliere in base al tuo gruppo e alle sue caratteristiche.

Nel campo potrai notare le due porte regolamentari, e due ulteriori porte di conetti (in rosso e in blu sulla linea di fondo campo) sul cui sarà possibile incorrere alla segnatura di un punto in caso di meta.

Un gol nella porta centrale varrà due punti. Così facendo, i tuoi ragazzi dovranno scegliere come e quando difendere, in base alla posizione del pallone e degli avversari.

1 Commento

  1. Ottime esercitazioni che ho anche sperimentato personalmente. Sia nella prima come nella terza è possibile ad esempio introdurre dei livelli di difficoltà ulteriori : ad esempio iniziare il gioco limitando a tre tocchi e successivamente , se la tecnica degli allievi lo permette scendere a due fino a giocare di prima la palla. In sostanza direi esercitazioni classiche che permettono una rivisitazione in termini di difficoltà sempre valide.
    N.B. Complimenti per il sito che seguo da anni sin dai primi tentativi

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