PROGRESSIONE DIDATTICA NEI GIOVANISSIMI

PROGRESSIONE DIDATTICA

Fissare, allenare, consolidare e raggiungere. In quattro parole ciò che ogni allenatore, in relazione alla qualità del gruppo che ha e alle problematiche che si presentano giorno dopo giorno, deve fare per colmare i “limiti” (ed è giusto che ci siano per ragazzi della categoria Giovanissimi) del giovane calciatore, e di conseguenza, della squadra.

Non sto parlando però (altrimenti non lo farei) di un affare di poco conto.

Quante volte infatti, nella tua carriera, breve o lunga che sia, avrai riscontrato che nonostante i tuoi allenamenti e le tue proposte fossero di ottima fattura, i miglioramenti dei ragazzi risultassero pochi o perlopiù impercettibili.

Beh, non temere troppo, questo non fa di te un incapace.

Nel calcio infatti, chi semina…non sempre raccoglie. E questo è dovuto alla PROGRESSIONE DIDATTICA.

Sto parlando di una prerogativa fondamentale per chi insegna a questi ragazzi, vere e proprie spugne assorbi-tutto, a volte un bene e a volte un tremendo male (e questo, purtroppo e per fortuna dipende da te).

Quando parlo di progressione didattica, mi riferisco al progressivo avanzamento di un allenamento legato ad un miglioramento che permetta di proseguire e “complicare” le richieste giorno dopo giorno, settimana dopo settimana verso l’obiettivo ultimo.

Essa è presente, non solo in un discorso più ampio, che preveda una visione a lungo termine (durante la stagione), ma anche nella singola sessione di allenamento e nell’esercitazione, unità minima dell’allenamento calcistico.

In poche parole, INSEGNARE GRADUALMENTE.

PROGRESSIONE DIDATTICA

Come detto, un aspetto fondamentale nell’attività dell’allenatore è quello relativo alla “progressione didattica”.

Esse devono pertanto essere adeguate alla reale situazione e condizione dei giovani che si allenano, finalizzate a favorire l’espressione delle diverse capacità (possibilità) di ognuno, di valorizzare ogni tipo di potenzialità, senza accelerare nelle proposte e senza avere in mente modelli astratti di giocatori che non si posseggono.

Lo scopo dell’allenamento è quello di far sì che tutti possano giocare utilizzando nella maniera migliore la realtà delle proprie caratteristiche fisiologiche e mentali.

PROGRESSIONE DIDATTICA: IN CHE MODO PROGRAMMARLA

Questi processi, mirati ad essere allenanti, hanno un ampio e articolatissimo modo di essere insegnati e un’ampia gamma di metodi didattici che essenzialmente si dividono in induttivi e deduttivi:

  • Induttivo.Essere di parte. C’è chi me ne farà una colpa, ma questo è assolutamente il metodo che prediligo. I metodi induttivi sono tutte quelle tipologie di allenamento e di esercitazioni che mirano a “indurre” nella mente del giovane calciatore, ciò che voglio che assimili. E’ assolutamente più facile infatti, ricordare e attuare qualcosa che ho pensato rispetto a qualcosa che mi è stato detto in modi più o meno giusti che sia. “Offri problemi da risolvere e non soluzioni da ricordare”
  • Deduttivo.L’altra faccia della medaglia. Ma non tenere conto alle mie parole di pochi attimi fa. Esso risulterà molto efficace per consolidare concetti base tecnici e tattici. Il metodo deduttivo è infatti il contenitore di tutte le esercitazioni analitiche e destrutturate che propongono al giocatore soluzioni teoriche da attuare in partita, non tenendo in considerazione (a volte) la realtà situazionale di uno sport complesso e globale come il calcio.

Ma al di là degli aspetti metodologici, che pure sono importantissimi, deve essere fondamentale la consapevolezza che alla base di tutto una programmazione, sia a breve sia a lungo termine (come detto in precedenza).

PROGRESSIONE DIDATTICA: QUALI CANONI DEVI TENER DA CONTO PER LA PROGRAMMAZIONE

Dal punto di vista didattico e di conseguenza metodologico (=come voglio procedere), vi sono alcuni canoni/criteri da prendere in considerazione per una corretta programmazione:

  • Il potenziale fisio e biologico. Come ampiamente descritto nei primi articoli, ti troverai di fronte a ragazzi della stessa età anagrafica, ma con profonde differenze legate allo sviluppo adolescenziale, in alcuni più, meno o assolutamente non presente
  • Le motivazioni. Mai annoiarli. Il calcio, da definizione, è un gioco, perciò mantiene sempre presente una componente ludica ma mirata che permetta di catturare la loro attenzione e di ottenere la loro fiducia. Ciò non farà altro che facilitare il tuo lavoro
  • La correttezza della proposta. Mi riferisco al livello di difficoltà sia sul piano esecutivo, sia su quello della comprensione del compito. Ricorda sempre che sono ragazzi uscenti dalla scuola calcio, e non “calciatori” in miniatura

PROGRESSIONE DIDATTICA: IL PERCORSO 

Se la progressione didattica è il mezzo con cui muoversi, il percorso didattico è la strada, la giusta via,non solo da imboccare ma anche da costruire.

Per percorso didattico s’intendono dunque le tattiche di insegnamento/apprendimento che vengono previste ai fini del raggiungimento degli obiettivi formativi.

Una volta fissate le mete (obiettivi), ed effettuato il punto della situazione, occorre ricercare, individuare e gettare le basi dei percorsi didattici, i percorsi di apprendimento dei singoli calciatori.

Per quanto riguarda ciò, non basta utilizzare gli schemi del metodo “accademico”, consolidati dal modo di procedere di un altro allenatore che io o qualcun altro reputa “bravo”, dalla società che lo impone o dal mio mantra.

Occorre che i percorsi didattici siano adatti alle specifiche situazioni di apprendimento dei singoli, delle loro capacità, dei loro stili e dei loro ritmi di apprendimento.

Pertanto, è necessario effettuare una vera e propria ricerca degli elementi che si ritiene possano essere utili al miglioramento.

E perciò l’individuazione dei percorsi didattici corretti è un’attività di grande responsabilità dell’allenatore, alla quale deve preservare maggiore attenzione e maggiore spazio.

PROGRESSIONE DIDATTICA: DAL GENERALE AL PARTICOLARE, E VICEVERSA

Cerchiamo ora di visualizzare il concetto che abbiamo espresso.

In generale, gli approcci che potrai avere si ricondurranno essenzialmente a 2 tipi: dal generale al particolare il primo e dal particolare al generale il secondo, ovvero da un lato, ad esempio, si può partire da gioco libero, osservarlo, destrutturarlo e crearne poi esercitazioni analitiche per correggere determinati errori o migliorare determinati aspetti, dall’altro si può eseguire un esercizio specifico e poi aumentando di volta in volta il grado di libertà dei giocatori, farlo giungere alla forma di gioco di senza vincoli (partita “vera”).

Il secondo metodo, è indubbiamente il più diffuso e attuato, a volte anche erroneamente: la partita finale infatti, viene utilizzata come valvola di sfogo e non come ulteriore prova del lavoro svolto.

Osserviamo più da vicino il primo invece, sicuramente più atipico e difficile da perseguire. Questo percorso didattico (dal generale al particolare) prevede un’osservazione attenta e dettagliata che il giovane mi invia involontariamente durante il gioco libero che stavolta propongo durante l’inizio della fase centrale dell’allenamento, subito dopo l’attivazione, per una durata complessiva di 10 minuti.

Dalle componenti osservate l’allenamento può prendere due strade:

  1. Quella preferita, utilizza un approccio situazionale (esercitazioni che ripropongono situazioni di gara) volto a far emergere o migliorare le capacità calcistiche e di pensiero del calciatore in modo induttivo
  2. L’altra prova a costruire in modo esogeno (dall’esterno, è l’allenatore a fornire la soluzione) una parte non percepita o capita del gioco. Essa però risulta essere, a mio avviso, solo preparatoria e non sostitutiva del metodo A

In riferimento al metodo A espongo un’esperienza reale in cui mi sono trovato con la categoria giovanissimi fascia B regionali, non tanto tempo fa. Osservando la partita libera iniziale si è rilevata una scarsa collaborazione con il compagno durante la fase difensiva. L’esercizio sistemico che ho proposto è stato quindi una partita con l’obiettivo specifico di migliorare la capacità di collaborazione tra i compagni di reparto durante la difesa.

GIOVANISSIMI: PROGRESSIONE DIDATTICA

Durante l’esercizio i giocatori si sono affrontati in un campo 20×30 con una linea mediana e due porticine centrali.

Le regole del gioco erano le seguenti:

  1. 2vs2
  2. Se si fa gol nella porticina si ottengono due punti
  3. Se si fa gol lungo la linea di fondo opposta si ottiene, un punto
  4. Nella propria metà campo, i possessori di palla, che sono quindi in fase offensiva, non posso essere aggrediti o intercettati volontariamente: zona franca per chi attacca
  5. Se i difensori riconquistano palla, devono effettuare almeno un passaggio prima di poter andare a segnare punti
  6. Tempo: 2 minuti

La regola (1) permette di concentrarsi principalmente sulla diagonale difensiva tra compagni di reparto.
La regola (2) permette di dare una linea pericolosa che va coperta collaborando.
La regola (3) permette di punire la perdita di territorio.
La regola (4) permette di definire due differenti zone di rischiosità per la difesa.
La regola (5) permette di facilitare il riposizionamento difensivo.
La regola (6) permette di giocare ad alta intensità sempre.

I giovani calciatori hanno quindi eseguito l’esercizio. Al termine dei primi due minuti, ho riscontrato un solo tiro nella porticina e nessuna meta.

Ho chiesto di dirmi, quale fosse secondo loro lo scopo dell’esercizio. La risposta è stata “possesso palla”. Ho ripetuto quindi che l’obiettivo del gioco fosse quello di segnare uno o due punti, nelle modalità concesse.

Alla ripresa dell’esercizio, la fase offensiva è stata molto più efficace.

Nella fase difensiva ho notato invece buona aggressività ma un po’ di confusione. Dopo aver condiviso l’obiettivo del gioco (segnare) ho chiesto ai ragazzi di farmi vedere a gioco fermo quale fosse il posizionamento corretto da assumere in correlazione con il compagno.

Seppur insicuri, mi hanno fatto vedere un buon posizionamento.

Alla ripresa dell’esercizio i movimenti sono stati pressoché perfetti.

CONCLUSIONE

In generale quindi, ora dovresti aver chiaro cosa si intende per progressione didattica, soprattutto nella singola seduta di allenamento, di cui hai anche un esempio pratico.

Ma ricorda, di non isolare mai questo discorso all’unità ultima di divisione dell’allenamento calcistico.

Questo è un concetto che vale anche nel lungo periodo.

Anzi con la categoria di cui ci occupiamo, noterai un costante miglioramento, dovuto all’esercizio continuo e alla loro crescita biologica.

Dovrai e potrai quindi complicare le esercitazioni che già proponi inserendo nuove regole, nuovi vincoli, nuovi stimoli.

Esercitazione: Tiro in porta dal limiteesercitazione calcio giovanissimi

Descrizione:

  • i giocatori devono cercare di muoversi con la palla dentro le due linee e sparare  in porta prima di attraversare la linea che è più vicina alla porta
  • il giocatore con più gol vince ( tempo; 7 minuti )

Varianti:

  • specificare come devono tirare i giocatori (piede sinistro o destro, interno o collo, ecc.)
  • regolare le due linee a seconda dell’età e della capacità del gruppo
  • Inserire all’interno delle due linee dei birilli o dei paletti

Vuoi approfondire di più? Abbiamo scritto un’altro articolo su questo argomento sul sito: esordienticalcio.it dal titolo: Progressione didattica

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