ESERCITAZIONI SITUAZIONALI: LA FASE CENTRALE

Ciao, in questo articolo parleremo delle esercitazioni situazionali (allenamento situazionale)
Negli ultimi anni, in seguito ai numerosi successi spagnoli, non legati esclusivamente al numero di trofei vinti dalle squadre di club e dalla nazionale ma anche in termini di qualità del settore giovanile e dei calciatori “forniti” al professionismo, ha preso sempre più piede l’utilizzo di un termine legato ad un particolare tipo di allenamento che al giorno d’oggi è considerato un must: sto parlando della parola situazione e di conseguenza dell’allenamento situazionale.

Un vero e proprio modello da rincorrere e emulare, nella speranza che la magia si ripeta nella nostra penisola. Ma, alle volte, questa strada viene intrapresa con non poca confusione.

Nell’articolo precedente: LE ESERCITAZIONI TECNICHE  abbiamo cominciato a descrivere le “armi” che hai a disposizione per progettare una seduta di allenamento efficace.

Ti ho parlato dunque delle esercitazioni tecniche, introducendo però importanti concetti che mi serviranno per facilitare la comprensione del nostro argomento del giorno, appunto le situazioni di gioco.

La volta scorsa, ti ho parlato del calcio in quanto disciplina “open”, ossia uno sport dove la prestazione del singolo calciatore e della squadra è influenzata dalla presenza di un avversario pensante e contrastante.

Insomma, uno sport di situazioni.

Situazioni sempre differenti e inaspettate alle quali chi trova soluzioni nel più breve tempo possibile, vince.

Non basta quindi, saper fare un determinato gesto tecnico, ma sapere quando e dove farlo. La tecnica è il mezzo con il quale il calciatore mette in pratica le strategie che ha in mente, ed è naturale che quanta più abilità tecnica si ha, tanta più è la probabilità che la giocata riesca.

Nella categoria esordienti del nostro sito, all’interno dell’articolo LE SITUAZIONI DI GIOCO: GLI STRUMENTI DEL MISTER, vi è un video di un freestyler, incredibili funamboli che eseguono di tutto con il pallone, con qualsiasi parte del corpo.

Non posso far a meno di citarti questo esempio per riassumere quanto scritto: probabilmente (anzi, a parer mio sicuramente), egli non riuscirebbe a replicare determinati gesti in partita, o perlomeno essi risulterebbero slegati dai diversi obiettivi di una competizione: vincere i duelli individuali, guadagnare campo, fare goal.

Il tuo dovere è quello di fornire ai tuoi ragazzi, non solo i prerequisiti tecnici, ma anche sufficienti esperienze e strategie utili alla risoluzione dei problemi che gli si propongono in campo.

UNA REALTA’ COMPLESSA E IMPREVEDIBILE…

Il gioco del calcio è senza dubbio uno dei più complessi. Se infatti da un lato, le regole sono piuttosto semplici, dall’altro i fattori di una partita sono imprevedibili e non lineari.

Non è mai possibile, prevedere con assoluta certezza come andrà a finire un’azione qualsiasi essa sia e qualsiasi siano i giocatori in campo.

Ti faccio un esempio: supponiamo che Lionel Messi, il calciatore migliore al mondo, sia in possesso della palla e in procinto di effettuare un passaggio in profondità verso il suo attaccante (Suarez) considerato infallibile sotto porta.

Se la realtà calcistica non fosse complessa, potremmo prevedere perfettamente il risultato finale: miglior calciatore+ migliore situazione+ migliore attaccante= gol.

Ma la risposta è che lo scenario non è affatto prevedibile. Perché?

Beh dall’altra parte ci sono dei difensori che potrebbero mettere in fuorigioco l’attaccante, oppure fare un movimento che impedisca il passaggio in profondità o, molto più spesso, il giocatore in possesso palla, in quel determinato istante, non si sente sicuro nell’effettuare la scelta.

Ed è per questo che definiamo il calcio “sistema complesso”, ovvero un sistema di cui ci rimane impossibile spiegare il comportamento.

Se Messi e Suarez hanno difficoltà, è chiaro che il tuo gruppo di Giovanissimi può, anzi deve averne. Il tuo ruolo è conoscere, guidare e aiutare il giovane a migliorare per i fini individuali e collettivi.

L’ESERCITAZIONE SITUAZIONALE E IL SUO INSEGNAMENTO ENDOGENO

Cominciamo ora a dare forma a queste esercitazioni situazionali, di cui spesso si parla e poco si spiega.

In generale, qualsiasi proposta che preveda un avversario più o meno attivo che a sua volta influisca nella giocata è considerata un’esercitazione situazionale.

Esse naturalmente mutueranno nella difficoltà a seconda del:

  • Numero di avversari
  • Numero di compagni
  • Dimensioni del campo
  • Vincoli temporali e tecnici

E quindi da SEMPLICI, ossia quelle che prevedono un numero massimo di attaccanti e difensori pari a 3 (1vs1,2vs2,2vs1,3vs2 ecc) diventano COMPLESSE (non a caso il termine torna in ballo), quindi tutte quelle dal 4vs4 in poi.

Oltre ai limiti e alle difficoltà già citate, di solito non vengono imposti altri vincoli.

Il giovane è quindi messo davanti a un problema (come fare gol), ad un avversario e a delle soluzioni che però non sono date a sapersi.

Dovrà essere lui a trovarle e ad usarle per il suo obiettivo.

È chiaro quindi quanto sia efficace e stimolante, sia dal punto di vista tecnico/tattico che mentale, questo tipo di esercizio. In questi casi, si usa parlare di insegnamento endogeno.

Non spiattelli strategie pronte all’uso o concetti base da ricordare, bensì tenti di far nascere dentro ognuno dei tuoi allievi ciò che vuoi insegnare.

E questo risulta essere al giorno d’oggi, il metodo migliore per allenare (e non addestrare) i giovani, in particolare in questa fase calcistica.

Perché? Il motivo non balza agli occhi? Tranquillo continua a leggere e lo capirai.

L’EVOLUZIONE DEL PENSIERO, FEEDBACK DOPO FEEDBACK

Come già detto, giocare a calcio non consiste solo nel saper giocare la palla. Dietro esso, c’è un intero mondo legato al pensiero del calciatore.

Il giovane, in particolare, ha un pensiero iniziale, più o meno sviluppato, del gioco.

Man mano che gioca (fa esperienze) il suo pensiero evolve cercando di comprendere sempre più le dinamiche intorno a lui.

E nel fare ciò egli procede per tentativi ed errori.

Non arrabbiarti dunque, se le prime volte la fluidità e l’efficacia delle loro giocate stenterà a decollare, fa parte della loro crescita e in questo contesto più che mai “sbagliando s’impara”.

Ogni errore fornisce un feedback al giocatore che gli sarà utile per il suo miglioramento (endogeno). Più evolve nel pensiero, più sarà in grado di risolvere le situazioni di gioco e quindi, come fine ultimo, vincere il confronto con l’avversario.

E come aiutare l’atleta a farlo?

Secondo lo psicologo e premio Nobel per la psicologia Daniel Kahneman, in generale il pensiero di un individuo si suddivide tra pensiero istintivo (o veloce) e pensiero razionale (o lento).

Il primo, più rapido e diretto è però anche quello meno affidabile.

Il calcio, in quanto complesso, è fondato su entrambi i pensieri, al contrario del ping-pong per esempio, dove tempo per ragionare non ce n’è e la vittoria andrà a chi avrà più riflessi, prontezza e rapidità.

Tu dovrai essere bravo tramite questo potente strumento, quale è l’esercitazione situazionale, ad allenare entrambi i pensieri del giovane cercando di aiutarlo a far diventare veloce quello lento e a ridurre gli errori commessi dal pensiero veloce.

COME PROPORLA ALL’INTERNO DELLA SEDUTA: ALCUNE “REGOLE” DA OSSERVARE

Bene, ora che sappiamo di cosa stiamo parlando e dell’importanza che ha, capiamo come e quando proporla. Due paragrafi fa, avevo introdotto brevemente i parametri che puoi variare per complicare o semplificare il tuo lavoro. Vediamoli nel dettaglio.

LO SPAZIO.
Più ampio sarà il campo, più sarà difficile per chi difende, contrastare l’azione dell’attaccante. Al contrario in uno spazio stretto risulterà più difficile mettere fine all’azione con una palla in rete. In generale, cerca di delimitare una dimensione di “compromesso” tra le due situazioni. È ovvio poi, che a seconda della posizione del campo, più importanza verrà data al tiro, al passaggio in profondità e al possesso palla; questo dipende dalla tua volontà.

IL TEMPO.
In generale, per quanto riguarda la durata complessiva dell’esercitazione, non superare mai i 15/20 minuti, dopo cui qualsiasi cosa che i calciatori faranno, sarà piena di superficialità e “sconcentrazione”. Preparati inoltre varianti nel caso l’allenamento si appiattisse, o più comunemente l’esercitazione risulti poco fluida e lineare. Potrai sfruttare il tempo anche all’interno dell’allenamento, per esempio, imponendo tot secondi per portare a termine l’azione.

VINCOLI TECNICI/TATTICI.
Sarà nei tuoi diritti, richiedere un particolare movimento agli attaccanti (magari allenato analiticamente prima) per superare i difensori, o imporre passività a questi ultimi così da allenare il posizionamento e porre attenzioni alla collaborazione tra essi.

PROGRESSIONE DIDATTICA.
Nell’articolo precedente sulla progressione didattica ne abbiamo parlato, ma voglio comunque riprenderlo brevemente. Prova sempre a considerare la tua proposta all’interno di un percorso didattico che va via complicandosi utilizzando quanto è stato detto sopra.

Infine ricordati che esercitazioni di questo tipo, a causa della loro intensità e complessità, vanno collocate nella fase centrale dell’allenamento.

ESERCITAZIONE SITUAZIONALE 2VS1

FASE DELL’ALLENAMENTO: PARTE CENTRALE OBIETTIVO FISICO: EQUILIBRIO DINAMICO E COORDINAZIONE DELLA CORSA CON IL PALLONE E CON I COMPAGNI
N° DI GIOCATORI: MAX 5/6 PER STAZIONE OBIETTIVO SITUAZIONALE: RISOLUZIONE DELLA SITUAZIONE DI SUPERIORITA’ NUMERICA
MATERIALE UTILIZZATO: 1 SCALETTA, 3 CINESINI, 5 CONI, 4 CERCHI TEMPO: 15’ TOTALI. 5’ PER STAZIONE

DESCRIZIONE

Come puoi ben vedere, puoi sfruttare il situazionale per rendere un circuito di coordinazione e rapidità, divertente e funzionale all’allenamento calcistico.

L’esercitazione inizia dalla postazione A dove sono posizionati tutti i palloni:

  • Il giocatore A, prima di iniziare la sua stazione senza palla, effettua un passaggio verso B. Dopo ciò, si troverà davanti a 4 cerchi che dovrà superare con dei balzi laterali mono-podalici(con un piede). Appena uscirà dalla stazione, dovrà effettuare uno scatto verso la lunetta dell’area di rigore, dove attenderà l’imminente attacco
  • B riceve il passaggio e parte in slalom nei 5 coni. La conduzione sarà libera e dovrà esser fatta nel modo più veloce e corretto possibile. Nel frattempo C, quando B riceve il passaggio, effettua il suo esercizio di speed lanner sulla scaletta (sarai tu a decidere quale esercizio). Appena uscito dalla scaletta, C riceverà il passaggio da B e partirà il 2vs1 con A.
  • I due giocatori avranno 10/15 secondi (decidi tu in base alla qualità del gruppo) per fare gol

ESERCITAZIONE SITUAZIONALE 3VS2

FASE DELL’ALLENAMENTO: PARTE CENTRALE OBIETTIVO TECNICO: CATENA DI PASSAGGI CORRETTA PIU’ CAMBIO DI POSIZIONE
N° DI GIOCATORI: max 9 attaccanti e 8 difensori OBIETTIVO SITUAZIONALE: RISOLUZIONE DELLA SITUAZIONE DI SUPERIORITA’ NUMERICA
MATERIALE UTILIZZATO: 5 CONI, MIN 10 PALLONI PER GARANTIRE RITMO TEMPO: 16 MIN. DOPO 8’ INVERTIRE I GRUPPI

DESCRIZIONE

L’esercitazione prevede un 3vs2 dopo aver effettuato una catena di passaggi e un cambio di posizione tra il giocatore esterno da cui parte palla e il giocatore centrale:

  • La palla può partire da una delle due posizione laterali (in figura da destra)
  • Il giocatore di partenza effettua un passaggio verso il centro e prosegue la corsa nella direzione del passaggio
  • Il giocatore al centro riceve palla, stop orientato e passaggio sul movimento del giocatore esterno di sinistra
  • Dopo aver trasmesso palla, il centrale inverte la posizione con il giocatore di partenza e parte così un 3vs2, con i due giocatori difensori che entrano in campo sul passaggio in profondità
  • La palla viene considerata riconquistata quando i due difensori riescono a fare un passaggio tra loro

Varianti

  • Inserire due porticine a metà campo per il contrattacco dei due difensori
  • Imporre limite temporale (max tot secondi per concludere)
  • Imporre limite tecnico: tocchi limitati, passaggi limitati, gol valido solo…

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