TECNICA DEL PORTIERE: FONDAMENTALI DELLA TECNICA DI BASE

tecnica del portiere

Aspetta aspetta…sono sicuro che non te lo saresti mai immaginato che oggi avremmo parlato di TECNICA DEL PORTIERE. Già, ancora è difficile vedere questo ruolo come tutti gli altri.

Eppure le cose stanno cambiando. Avrai infatti notato (e se non lo hai fatto basta che tu tenga attenzione a quei 10 minuti prima della partita della tua squadra preferita) come anche in televisione, quando viene annunciato lo schieramento di una squadra, venga aggiunto un 1 all’inizio. Così scontato, eppure così importante.

TECNICA DI BASE

Avrai capito che stiamo parlando del portiere, l’ultima difesa della squadra, il salvavita. Superato lui, è gol. Una responsabilità non da poco dunque per quel giovane che il primo giorno di scuola calcio decide di dichiararsi portiere. Ma come detto, le dinamiche e le necessità delle squadre di calcio stanno cambiando ed è giusto analizzare il perché.

UN ALLENAMENTO TUTTO PER LUI

Sicuramente non è una novità per te la figura dell’allenatore dei portieri. Ma devi sapere che non è sempre stato così. La necessità di performare, in modo dettagliato e fin dalla giovane età, tutti coloro che volessero intraprendere questa strada tortuosa e coraggiosa non nasce molto tempo fa. Risale al 2010 infatti, il primo corso per allenatori di portieri organizzato dal settore tecnico della FIGC.

Se non sei troppo giovane inoltre, ricorderai il Foggia di Zeman. Beh in quella squadra i portieri si allenavano con il gruppo per una buona percentuale della seduta di allenamento.

Poi, con l’avvento delle nuove metodologie di allenamento abbiamo assistito ad un trentennio di continue ricerche mirate a perfezionare suddetto allenamento. Siamo passati dei primi Mister che entravano in campo con due paletti (per ricostruire la porta in ogni spazio disponibile) e con i palloni, ad altri che preparavano lo spazio di lavoro con una miriade di cinesini, ostacolino e paletti.

Da tecnici che perseguivano come obiettivo principale (se non l’unico) la tecnica, ad altri ancora che intervenivano fondamentalmente sulla parte condizionale, correggendo raramente gli estremi difensori nell’esecuzione dei gesti.

Le normative dei centri tecnici federali, dei quali più volte ho potuto vedere all’opera il lavoro presso il campo sportivo dell’USD Ponte di Nona, società dilettantistica romana, prevedono nelle loro sessioni, per esordienti e giovanissimi, un allenamento individuale di 16 minuti durante la fase di attivazione della squadra. Stiamo parlando di 16 minuti in un allenamento di un’ora e 30 spaccata. Studi recentissimi hanno notato come in questa età sia necessario limitare allenamenti stressanti dal punto di vista fisico e mentale e concentrarsi invece sulla tecnica e sulla coordinazione.

Ora è il momento di affrontare nel dettaglio ciò che va allenato, concentrandoci sul portiere in sé per sé, senza fare distinzione di età.

I FONDAMENTALI TECNICI DEL PORTIERE

Uno dei mantra dell’allenamento moderno è la ricerca di mezzi che seguano il “principio della realisticità”, ossia che permettano di costruire esercitazioni che simulino per posizioni, tempi e spazi le situazioni di gioco più frequenti che accadono in partita. Stiamo parlando ancora una volta dell’allenamento situazionale.

Queste possono consentire al portiere, durante la settimana, di rivivere delle “scene di gioco” con la possibilità di sbagliare o di risolvere attraverso strade corrette o meno “ortodosse”, che implicano comunque un confronto costruttivo con il tecnico.

Analizziamo ora quale sono queste situazioni a cui il portiere può trovarsi di fronte e cerchiamo di darne una spiegazione dettagliata.

LA PARATA IN TUFFO

TECNICA DEL PORTIERE FONDAMENTALI TECNICA BASE

Caso più noto e più probabile, in partita si intende. A volte da fuori tale gesto viene sminuito a semplice agilità. Una capacità innata però, che leva importanza alle ore di allenamento gettate sul campo. Non è dunque solo “buttarsi” ma anche sapersi buttare. Sono convinto infatti che alla lunga una corretta esecuzione renda molto di più di un’esecuzione efficace.

Esistono inoltre vari tipi di interventi di questo tipo, tutti differenti e influenzati da alcune variabili incontrollabili:

  • la velocità della palla;
  • la distanza del tiro;
  • la zona di provenienza della conclusione;
  • la presenza di avversari e/o compagni che ostruiscono la visuale;
  • la tipologia del terreno ed eventuali variazioni di traiettoria del pallone a seguito di effetti, rimbalzi o deviazioni su attaccanti e/o compagni.

Indipendentemente dal fatto che la parata in tuffo venga eseguita in presa o in deviazione, in ambito tecnico può avvenire attraverso cinque movimenti principali:

  • partenza da fermo;
  • “sfilata”;
  • passo-spinta;
  • passetto-spinta;
  • corsa e spinta.

LA PRESA

PRESA DEL PORTIERE

La presa sin dagli anni sessanta era considerata uno degli aspetti tecnici utilizzati per definire la bontà o meno di un portiere. Ora però, non possiamo essere più su quest’onda di pensiero.

Il nuovo materiale utilizzato per i palloni ha reso sicuramente più veloce il gioco e spettacolare la varietà delle soluzioni balistiche degli specialisti del calcio da fermo, ma ha aumentato le difficoltà di presa da parte dell’estremo difensore, sia per la potenza e l’effetto della conclusione sia per la lettura delle traiettorie.

Il “problema” della presa, quindi, è sempre stato argomento di discussione sia per i portieri sia per gli addetti a lavori e, ancora oggi, con l’ulteriore evoluzione dei palloni, sempre più rapidi e instabili, si sente dire che i numeri uno non “tengono più la palla” e che la maggior parte delle conclusioni vengono deviate respinte.

Sicuramente la velocità dei tiri e la precisione dei tiratori rende sempre più difficile l’esecuzione di questo gesto in modo impeccabile ma, nonostante l’evoluzione del gioco che ha portato i portieri spesso a compiere scelte differenti rispetto ad una presa, quest’ultima rimane comunque uno degli obiettivi principali, tanto che anche durante gli allenamenti una mancata presa o una in due tempi, sono momenti vissuti dei protagonisti con una piccola sconfitta e una potenziale sfida per il tiro successivo.

A livello didattico

In modo particolare con i giovani, è opportuno per prima cosa far comprendere le tipologie di presa e quindi aiutarli a stabilire quando usare una piuttosto che un’altra e i rispettivi vantaggi, ovvero:

  • Con distensione delle braccia in avanti e palla in prossimità del viso;
  • Con distensione delle braccia in avanti con palla non centrale, ma leggermente spostata; il linea di massima, possiamo definirla come una presa con il pallone che si trova in prossimità della spalla del portiere;
  • Con palla all’altezza dell’addome;
  • Con palla che batte davanti all’estremo difensore e successiva chiusura a terra della stessa.

IL RILANCIO CON LE MANI

Un gesto tecnico assolutamente da insegnare al giovane portiere. Come già ampiamente affermato, il ruolo del portiere è diventato determinante anche in fase offensiva. Un corretto rilancio con mani o piedi ( della tecnica di base del portiere ne parleremo in un paragrafo specifico) può infatti capovolgere il fronte e fornire alla squadra importanti possibilità in zona gol.

Nel dettaglio il rilancio con le mani risulta fondamentale in quanto dotato di molta più precisione rispetto a quello effettuato con i piedi.

Pertanto, un corretto rilancio di mano può essere sicuramente più efficace, preciso e veloce rispetto uno di piede. Inoltre, tale soluzione permette di saltare una o più linee della squadra avversaria, garantendo una ripartenza veloce, spesso in superiorità numerica. L’apprendimento di questo gesto presuppone alcuni prerequisiti nell’atto del lanciare.

Infatti, mentre la tecnica di difesa del portiere si struttura sulle capacità relative alla ricezione, in questo caso l’estremo difensore è chiamato a realizzare l’ azione opposta, appunto quella di trasmettere il  pallone. Sono determinanti quindi:

  • La dominanza laterale – per definire la preferenza d’uso di un braccio rispetto all’altro;
  • La destrezza fine delle mani – per manipolare con precisione il pallone;
  • La coordinazione ideo-motoria – per rappresentare mentalmente la parabola di lancio;
  • La coordinazione spazio-temporale – per valutare il tempo di un lancio in rapporto allo spazio, ai compagni e agli avversari;
  • La capacità di accoppiamento e combinazione – per coordinare, contemporaneamente o in successione, movimenti di singole parti del corpo (arti superiori e inferiori);
  • L’equilibrio – in particolare quello dinamico, in quanto il rilancio prevede una fase di appoggio mono-podalico.
  • La coordinazione oculo-manuale – per abbinare la percezione visiva all’azione del braccio di lancio;

LA RIALZATA

Capita spesso di osservare portieri che dopo un primo intervento in deviazione si rialzano rapidamente compiendo grandi parate sul tiro successivo. Nella maggior parte dei casi, il secondo è determinato dalla velocità e dalla corretta esecuzione della rialzata che, per dinamiche tempi, consente al portiere di:

  • Trovarsi in appoggio in equilibrio per il tiro successivo;
  • Opporsi a una conclusione già indirizzata verso la porta (parata in recupero);
  • Recuperare con un’uscita bassa o a contrasto un pallone che rimane in una zona potenzialmente pericolosa.

La rialzata fa parte, pertanto, dei fondamentali tecnici e come tale va insegnata, dapprima singolarmente e successivamente all’interno di un contesto più ampio e dinamico, con esercitazione di doppie parate e/o doppi interventi.

IL GIOCO CON I PIEDI

Ormai è conclamato che la continua evoluzione del gioco, implichi al portiere una conoscenza più affinata dello strumento del gioco, il pallone. Pur rimanendo prioritaria la sua mansione di guardiano della porta, è sempre più parte integrante nella costruzione del gioco dal basso da parte di molte squadre, in particolare di chi vuol praticare un calcio, sì equilibrato, ma offensivo.

Ragionando su questa analisi, è interessante vedere possiamo preparare i giovani a questa parte sempre più fondamentale della partita. Prima di tutto bisogna pensare di eseguire molto lavoro di addestramento tecnico (analitico, semi-situazionale/tecnica applicata) in modo da fargli acquisire buone gestualità tecniche con entrambi i piedi, nella trasmissione medio-corta di prima e dopo lo stop, nel rilancio lungo di prima o dopo uno stop.

A completamento (ma anche durante) di questa parte d’addestramento, i nostri portieri dovranno essere integrati nel lavoro con la squadra, dove saranno coinvolti nella fase di costruzione del gioco e gestione della palla con i piedi.

L’ASPETTO PSICOLOGICO CON I GIOVANI

E’ un errore sottovalutare questo aspetto con i giovani, soprattutto in questa fase. A parer mio, la nostra categoria è quella più svantaggiosa per i portieri. Molti infatti decidono di allontanarsi da questo ruolo per le nuove dimensioni della porta che non facilitano chi ancora non beneficia di un fisico da uomo. Egli perde così fiducia nei propri mezzi; vedere la palla che entra puntualmente sotto la traversa senza che tu ci possa fare nulla non è facile. E’ importante dunque saper gestire queste situazioni per evitare l’abbandono del giovane.

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